Mindfulness e organizzazione

Il contesto in cui ci troviamo a lavorare, sia come aziende che come singoli, è in continua trasformazione.


Sempre più spesso, per riuscire a rimanere al passo con i tempi e a superare la concorrenza, viene richiesto ai lavoratori di essere più produttivi e performanti.


Come se non bastasse, la tecnologia ci ha portati ad essere “always on”. La cultura del “sempre disponibili” ha introdotto comportamenti ormai disfunzionali: leggere le e-mail appena svegli, rispondere a messaggi urgenti quando si è in vacanza, risolvere più problemi lavorativi contemporaneamente…


Questo nuovo modo di intendere il lavoro sta producendo una varietà di conseguenze come: la pratica del multitasking per cercare di far fronte ai molti impegni quotidiani, la mancanza di lucidità, l'aumento della sindrome da burnout (esaurimento), l'aumento di altre sindromi come la nomofobia (la paura di essere separati dallo smartphone) e la FOMO (che indica una forma di ansia sociale caratterizzata dal desiderio di rimanere continuamente in contatto con le attività che fanno le altre persone, e dalla paura di essere esclusi da eventi, esperienze, o contesti sociali gratificanti).


Secondo Mark Cropley, prof. di psicologia della salute all’Università del Surrey, l’incapacità di separare la vita lavorativa dalla vita personale sta avendo conseguenze devastanti. Inoltre, il bombardamento quotidiano di informazioni non permette all’individuo di recuperare adeguatamente le energie. Tutto questo genera alti livelli di stress ed è associato ad una serie di problemi di salute tra i quali: malattie cardiovascolari, disturbi del sonno, umore negativo e depressione, stanchezza acuta e cronica, diabete, obesità e cancro.


Lo stress da lavoro sta diventando una vera e propria epidemia che si diffonde a macchia d’olio.


Il problema non è il lavoro in sé, ma come lavoriamo.


È fondamentale dare spazio a tempi d’inattività, di silenzio, di riposo, e quando si lavora bisogna riscoprire buone prassi, come per es. il “singletasking” (il fare una cosa alla volta) - che aiuta ad entrare nel flusso del lavoro andando a migliorare le nostre prestazioni (ne parla molto bene Csikszentmihalyi M. nella sua teoria del flusso. Ecco il suo intervento sul palco di TED).


Anche la pratica della mindfulness può essere una possibilità concreta, realistica e supportata da evidenze empiriche per promuovere il benessere organizzativo. Non è certamente l’unica strada, né possiede virtù miracolose, tuttavia l’efficacia conclamata della sua pratica incoraggia la sua applicazione in contesti organizzativi.


Cos'è la mindfulness?


Per mindfulness intendiamo sia uno specifico stato di piena consapevolezza, che un insieme di pratiche che consentono di sviluppare questo stato di coscienza.


Il protocollo più famoso è il MBSR – Mindfulness Based Stress Reduction progettato, messo a punto e sperimentato dal dr. Jon Kabat-Zinn. Nasce come programma strutturato in 8 incontri di gruppo settimanali di circa due ore e mezzo circa ciascuno, più quattro incontri di follow up a distanza di qualche mese.


I benefici della mindfulness in contesti lavorativi


Tra i benefici dell’adozione del protocollo MBSR in azienda, e contesti di lavoro, troviamo ad esempio: una notevole riduzione della percezione individuale dello stress, un sensibile aumento della capacità di attenzione, lo sviluppo di un mindset aperto e flessibile, la stimolazione della creatività individuale e di gruppo, lo sviluppo della resilienza e della capacità di vivere serenamente i cambiamenti, aumento dell’engagement (ossia del coinvolgimento dei membri del team) e un sensibile miglioramento della relazione interpersonale.


Mindfulness e organizzazione


Personalmente ho iniziato a praticare mindfulness esattamente un anno fa, durante il primo lockdown, e me ne sono subito innamorata. Da allora studio con passione i risvolti positivi di questa pratica in ambito organizzativo e lavorativo.


Come già detto, uno degli aspetti più importanti è l'aumento della capacità di atttenzione. Tra l'altro il termine "Mindfulness" è la traduzione della parola "sati" che nel linguaggio pali significa "ricordare", "non dimenticare". Anche se non possiamo limitarci a pensare che la mindfulness sia solo pura attenzione, in quanto si rischierebbe di snaturarne il concetto più profondo, che come dice anche Filippo Scianna in "meditazione e lavoro": "... ha una valenza nel contesto di un processo di investigazione destinato a potenziare gli stati mentali funzionali a una liberazione definitiva dalla sofferenza".

Non solo capacità attentive, ma anche aiuto a migliorare la propria capacità di gestire i cambiamenti, e anche in questo caso, sappiamo che molto spesso quando si ha la necessità di riorganizzarsi, o riorganizzare il proprio team, o la propria attività, si va incontro a profondi cambiamenti che vanno gestiti nel migliori dei modi se si vuole ottenere risultati efficaci e soddisfacenti.


Se vuoi approfondire questo tema ti consiglio due libri molto interessanti:

Attualmente ho appena iniziato a studiare un altro testo che, anche se non l'ho ancora terminato, mi sembra molto interessante:

Se invece, vuoi confrontarti direttamente con me, puoi scrivermi una mail a: info@marialuanabarmaz.it


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